Nuovo trend: rifatti il Logo, l'han fatto tutti!!!
07|01|2006 12:01
È incredibile come certe azioni singole e valutate in modo approfondito nel tempo generino reazioni a cascata inattese. Un domino.
Si dice che 3 indizi facciano una prova: Quark, Intel, Kodak, Ricoh... potrei andare avanti. Cos'hanno in comune queste multinazionali? Nell'ultimo anno hanno tutte commissionato milionari progetti a milionarie agenzie di comunicazione il restyling del proprio marchio. Tutte insieme, tutte nell'ultimo anno. E quasi tutte in malomodo come avrò modo di dimostrare nei miei successivi interventi. Ma che sta succedendo? È molto semplice: marketing. Mi spiego meglio.
Mesi orsono un grande art director statunitense dichiarava tutta la sua preoccupazione riguardo l'assuefazione ai messaggi pubblicitari
above the line, il consumatore medio - si è stimato - riceve quotidianamente
300.000 messaggi pubblicitari (affissioni, spot, insegne, abbigliamento, gadget, ecc...), non ci fa più caso, c'è un sovraffollamento, l'ignaro passeggiatore guarda i messaggi ma non li ricorda, o li ricorda in malomodo, non li nota, non ci crede, ha bisogno di avere più argomentazioni. Ovviamente le corporation non sono rimaste alla finestra e si sono prodigate in tutti i campi per tenere alta la penetrazione, da qualche anno a questa parte infatti, sempre più realtà industriali si muovono in modo sempre meno tradizionale per promuoversi, farsi largo nel mercato, vendere. Concerti (credete che Heineken organizzi il Jammin' Festival perchè le piace la musica?), fondazioni artistiche, sport, linee di merchandising che fan concorrenza alle blasonate griffes, party, e via dicendo. La semplice pagina pubblicitaria, il semplice spot, la semplice affissione non bastano più. Cominciano a non bastare nemmeno i mezzi non convenzionali. Che fare quindi? Il restyling del logo, che, nella cultura occidentale identifica il valore più elevato del liberismo economico. E lo è anche nella comunicazione.
Perché? Per far parlare di sè, per aumentare la penetrazione, per essere in prima pagina. Tecnicamente non dovrebbe essere così: un logo deve resistere nel tempo, essere sempre attuale e comunicare in modo semplice, veloce ed immediato. Deve durare. Nel tempo (lungo termine) è giusto che venga ammodernato e rivisto in chiave più attuale ma ciò che sta accadendo - visti i risultati poi - non è certo un'azione ponderata. Psicosi collettiva da restyling direi. Già perché il ragionamento è questo: Quark si guadagna le prime pagine dei giornali, i servizi di apertura delle trasmissioni di settore per la decisione di rifarsi il look, guadagna visibilità a discapito di altre aziende concorrenti o no. Che fa allora la Kodak? Rifà il logo. In questo modo potrà recuperar terreno in termini di visibilità. E Intel? Idem. Parte la reazione a catena. Me li vedo i CEO delle multinazionali che gridano nei consigli di amministrazione:
" Visto la Ricoh? Perchè tutti parlano del restyling del loro logo? E noi? CHIAMA LA OGILVY E DI' LORO DI METTERSI AL LAVORO!!!". Così cade anche l'ultimo tabù, quello della brand-identity, il caposaldo della comunicazione visiva. Prevedo da qui a i prossimi mesi restyling dei marchi su tutti i campi. Chissà che questo non serva a mettere in luce qualche talentuoso professionista al posto dei soliti lenti, anacronistici, bacchettoni soliti noti. Marketing, ultima frontiera... per oggi.