Design and Ads
Un designer, prima di tutto
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Che Steven P. Jobs fosse un patito cultore dell'estetica lo si sapeva, ma che da giovane avesse interesse per lettering e caratteri non tutti lo sanno. Vedi che se sei un grafico poi puoi fare qualsiasi cosa?

Il Reed College all'epoca offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del Paese. In tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai i caratteri con e senza le 'grazie', capii la differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, compresi che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era bello, ma anche artistico, storico, e io ne fui assolutamente affascinato.Nessuna di queste cose, però, aveva alcuna speranza di trovare un'applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo per il Mac. è stato il primo computer dotato di capacità tipografiche evolute. Se non avessi lasciato i corsi ufficiali e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno.

Questo è uno stralcio di una conferenza che Jobs ha tenuto in un'università (poco importa quale) ripreso in un articolo de L'Espresso.
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KFC?
Non credo che in Italia sia mai sbarcato il KFC, in ogni caso - da bravo vegetariano - trovo questa doppia pagina commissionata da Peta.org molto perspicace.
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Be cooler with Kuler
Ricordi che ti avevo parlato di alcuni aiutini cromatici che potevi avere con Color Schemer e Color Burn? Carini, utili e anche un po' divertenti. Ora anche i pesci grossi si buttano su queste web-offertine. Gustomela mi ha anticipato ieri postando la nascita di un nuovo figlioletto per AdobeLabs: Kuler.
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È una utility tutta in flash che permette di creare associazioni cromatiche di buon gusto, condividerle, scaricarle ed usarle direttamente se hai la Cs2 (Adobe può aggiungere tutte le features che vuole alla Cs2, tanto non la compra nessuno), trovare i complementari, suggerire, provare, copincollare sui tuoi layouts.... eccetera insomma.
Questi Labs si danno da fare eh? Lightroom, Kuler, Soundbooth... Se la Adobe non-Labs si impegnasse solo la metà di questi laboratori la Cs3 Universal sarebbe disponibile da un anno mannaggia.

ps: quando ho scaricato Lightroom la nuova interfaccia mi ha un pochino shockato, ho pensato che fosse un'elucubrazione dei devs farla tutta nera e hardcore, invece vedo che la tendenza continua. Non è che la Cs3 sarà tutta in Flash carbonizzato pure lei? Sai che ridere...

pps: io capisco che siano beta però delle icone un po' più decenti per le apps potrebbero anche farle eh...
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Risorse per tutti!
In questi giorni mi trovavo di fronte ad una necessità, mi serviva una bandiera. Non sto qui a spiegarti perchè e per cosa ma mi serviva, ovviamente in vettoriale (sono in svg). Cerca e ri-cerca ho trovato un fornito sitarello con un bel po' di bandierine, non solo delle nazioni, anche altre (che non conosco). Naturalmente la mia non c'era, al solito... Se ti servono per qualcosa le trovi qui. Che vuoi, a volte le incazzature per certe imposizioni ti permettono di scoprire cose utili, ennesima dimostrazione che tutto serve, anche committenti capricciosi.
Ah, visto che ci siamo posto altri 2 link: la Logotheque (loghi vettoriali, bandiere e altro) e l'arcinoto (magari tu non lo conoscevi) Brands of the World. Molto ben forniti e utili per usare vettoriali di marchi famosi senza ritracciarli da gif/jpeg scaricati dall'internet ("ah, ma non vanno bene quelli presi dal loro sito internet???")
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Anche all'estero 2... (Bonsai)
Ricevo e pubblico una riflessione di Giuseppe (Bonsai Studio) che mi vede pienamente d'accordo.
A proposito di "reclame" Italiane, hai visto quella della vecchiarda della Oil of Olaz?
Ma quanto mi fanno incazzare non hai idea. Sembra che in Italia si debba vendere tutto con il sesso...
Praticamente questa parla dell'azione miracolosa di sto "petrolio" da spiaccicarsi in faccia e nel contempo va a raccogliere dei fiori (ecco il simbolo fallico onnipresente nonchè simbolo di disponibilità sessuale...) e nel prenderli fuori sul balcone si copre con una giacca maschile... Eccolo li il secondo messaggio sublimale... La nonna tromba! O meglio: comprateti questa crema cosi avrai un uomo in casa che ti tromba... Mio Dio! Ma che cazzo di fantasia hanno i pubblicitari in Italia..? Così è troppo facile.
Una mia amica austriaca, guardando la televisione a casa mia si sganasciava dalle risate perchè... c'erano le ballerine. Si, le ballerine esistono solo sulla tv italiana. Non ci credevo ma è cosi, in Austria non ci sono le ballerine che ti mostrano (per quanto piacevoli... :D ) cosce e sedere...
Ma neanche in germania, in inghilterra, in spagna in portogallo.
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Anche all'estero...
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Regalano minuti e minuti di telefonate, cosa credi? Mica è privilegio italico avere migliaia di euro regalati (si, certo, come no) in telefonate se passi di qua o di là... la differenza tra noi e gli altri? Gli altri lo dicono con stile... molto stile.
Guarda un po' come lo dicono gli altri (click in alto a destra quando il sito è caricato). Poi accendi la tele e guardati DeSica o Giuà occhittipare. Pensa a come ci considerano, o pensa a quanto siamo incompetenti nella produzione di commercials, o pensa che idioti sono coloro che decidono quale concept sia adatto (i markettari per intenderci). Ecco, qui da noi LAIF IS NAU, dagli altri The Future is Bright.... non so se mi spiego.
Ah, grazie a Josh che l'è sempre un bravo hunter.
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Fiat Lux! (si, certo...)
Lux... insomma.... mica tanto. Sono un po' in ritardo ma non posso evitare una riflessione sul nuovo "marchio" Fiat. Virgolettato, si, perchè mica mi par proprio un marchio questo. Okay che oggi gli strumenti evoluti permettono applicazioni che un tempo ci si sognava, okay che siamo tutti figli della computer grafica ad alto impatto visivo, okay che Lapo è più di qua che di là (anche se penso che lui sia la cosa migliore che han visto a Torino negli ultimi anni), ma qualcuno mi dice come sarà questo "marchio" applicato ad un colore? No perchè la prima cosa che ho imparato io (ma confrontandomi con altri colleghi ho scoperto di non essere l'unico) è che un marchio deve vivere prima di tutto ad un colore, in bianco e nero per intenderci. E questo mi spieghi come lo fai ad un colore?
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Vabbeh, questi ci hanno venduto la storia del colore rosso (che ci sta) e del logotipo che richiamano un certo periodo dell'azienda; vabbeh, questi ci hanno venduto la storia del treddì come un rafforzativo della modernità della casa; vabbeh, questi c'hanno venduto tutti quei bei paroloni su tradizione e innovazione. Ma porcozzìo su un timbro come lo applico sto coso? Ma è poi un marchio vero o lo usano solo per la nuova Bravo?
No perchè se andate su fiat.com mica c'è il logo nuovo nell'header? E nelle pagine pubblicitarie della nuova Punto credete l'abbiano cambiato? Macchè! Il giorno stesso in qui sulla quarta di copertina di un quotidiano nazionale la Fiat sfoggiava il suo luccicoso logo con i soliti bla bla bla, all'interno si potevano trovare 2 o 3 inserzioni della Punto con il marchio blu vecchio. Ridicolo.
Cioè, capisco il macellaio che decide di dare una rinfrescata al biglietto da visita: necessiterà di tempo per migrare alla nuova identità aziendale, sono d'accordo. Ma la Fiat? LA FIAAAAAAAAAT? Oggi mi presenti il marchio nuovo e sul sito web non c'è? DOPO UN MESE NON C'È? Accendo la tv e vedo gli spot tali e quali a prima? E meno male che si sono appoggiati ad un popò di agenzia eh? Evviva i popò di agenzia, allora...
Ah, se interessa, c'è un interessante dibattito su SdZ
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L'SDZ-pensiero
Voglio segnalare un bel post su SocialDesignZine che partendo dall'analisi della situazione di concorsi e appalti per noi grafici fotografa in modo impeccabile la situazione triste e agghiacciante in cui versa la nostra figura professionale.
Nulla di nuovo, per carità: chi quotidianamente progetta, disegna e fa comunicazione visiva rileggerà le solite problematiche, i soliti aspetti frustranti, le solite lamentele. Ma vale la pena perderci cinque minuti, magari per sentirsi semplicemente meno soli. Interessanti alcuni commenti-riflessioni. > via
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Ban the ComicSans, please
nocomicsans
Eh si, ultimamente sono poco tollerante. Che ci volete fare...
Dico io: ma è possibile che tutti, ma proprio tutti, non appena devono scrivere qualcosa di diverso, non appena devono cimentarsi con un documento "creativo" (ehm...) come font vanno a scegliere il ComicSans??? È odioso (il font), è frustrante che tra tante fonti si vada a cadere sempre su quella, è scandaloso che anche le persone che ritengo avere un minimo di buon gusto ogni tanto cadano su questa tragica scelta. Ieri, quando per l'ennesima volta il genio di turno mi ha chiesto cosa ne pensavo di questo carattere son esploso. Ed ecco pronto il movimento anti-Comic. Tra l'altro, facendo una ricerca veloce ho notato che non sono l'unico ad odiarlo, che strano. Mi sa che la prima t-shirt con scritta che indosserò sarà proprio questa... Dai su, un po' di volontariato per l'estetica: download del badge "no comic sans" e pubblicazione sui proprio blog! È per una giusta causa...

ps: che felicità scoprire mentre scrivevo il post dell'esistenza di un movimento del genere, mi ha cambiato la giornata
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È stato bello ma ora basta. [updated]
Virals
Qualche tempo fa quando cominciammo a vedere i primi video simpatici, quando cominciammo a girarceli via mail per ridere tutto era divertente. Poco importava che alla fine dei 30" di girato ci fosse un logo di una corporation. Era una cosa che passava inosservata quel marchio alla fine, non lo notavamo nemmeno. Poi la cosa è esplosa, sono arrivate YouTube e GoogleVideo (ora tra l'altro diventate una sola cosa), giustamente i markettari si son buttati a capofitto su questo "nuovo" veicolo e di viral video ne escono ogni giorno a centinaia, non parliamo più del video che ha come protagonista Tizio, ma chiacchieriamo chiedendo se abbiamo visto l'ultimo viral di Coca-Cola o Nike. Di contorno, ovviamente, fioriscono siti che pubblicano, raccolgono e spingono. Sono stufo, contrariato e seccato: mi urta, mi urta profondamente pensare che le multinazionali producano (o comprino) a bassissimo costo un video ridicolo, lo mettano su un contenitore come i due suddetti e stiano a guardare senza fare null'altro, traendo gratuitamente visibilità e di conseguenza profitti (lo facevano già abbastanza prima grazie ad un sacco di altre cose). Non è giusto. Siamo all'alba del Web 2.0, il social-networking che si autogestisce dal basso, che non ha bisogno di direttori e manager... che fa la comunità autogestita prima di tutto? Diffonde gratuitamente i commercials delle corporation per ridere diventando così promotrice di messaggi di un'oligarchia che proprio con il Web 2.0 doveva finire. Bella condivisione... pensiamoci...

[update]: Mi è appena stata rivolta la critica che linkando YouTube e GoogleVideo contribuisco io stesso alla diffusione di ciò che critico (anche se in parte, in quanto i due soggetti non sono solo contenitori di viral). In effetti pensandoci la cosa mi ha fatto rabbrividrie, l'ho fatto per completezza di informazione e netiquette, ma il non averci pensato è sintomatico di come anche io sia entrato nel del.icsio.us-oso meccanismo che ha contribuito a massificare ciò che sto denigrando. Grazie Sara.
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Crisi cromatiche? Un aiutino...
Spesso capita di dover lavorare in fretta, non c'è tempo per pensare, non c'è tempo per approfondire, non c'è tempo per fare della buona ricerca. Le scadenze sono sempre troppo a breve termine, gli imprevisti si moltiplicano e la voglia di lavorare talvolta manca. Ecco che - in minima parte - per grafici e web designer vengono in aiuto un paio di tool molto validi che coadiuvano il lavoro senza perder troppo tempo in un momento fondamentale della progettazione: gli abbinamenti cromatici.
Color2
ColorSchemer sviluppa alcuni software interessanti, tutti dedicati al colore, quello che mi preme segnalare però è la pagina di suggerimenti cromatici sempre freschi e di buon gusto. Pagina che può essere visionata più velocemente anche via Dashboard grazie al widget per MacOsX.
Sulla falsa riga di ColorSchemer c'è un altro widget: ColorBurn di FireWheelDesign che quotidianamente dispensa associazioni cromatiche molto eleganti e azzeccate. È disponibile anche come widget di Yahoo!Widget (formerly Konfabulator), quindi buono anche per windows (brrrrrrrr). Entrambi forniscono i valori hex per individuare velocemente i colori nelle applicazioni di design.
Un piccolo aiutino quindi, ma talvolta molto efficace, buono anche per coloro che usando scritte blu su fondo rosso pensano di fare una bella cosa: lasciate perdere e ascoltate i consigli di questi due tool...
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La buona comunicazione
Comunicazione
Mi è stato chiesto di spiegare quando una comunicazione è efficace e quando no. La risposta mi pare semplice e scontata: una comunicazione è efficace quando funziona, ovvio. Il problema quindi è farla funzionare. Quando funziona una comunicazione allora?
Non voglio entrare in tecnicismi e lessico da addetto ai lavori, farò un esempio pratico: immaginiamo una strada con 2 automobili che vanno nella stessa direzione, con la prima che attiva l'indicatore di direzione per svoltare a destra. Ecco fatto, questa è una comunicazione che funziona: l'attivazione dell'indicatore è il mezzo attraverso il quale il messaggio (la svolta) viene recepito in modo corretto dall'auto che segue (target); l'obiettivo del comunicatore (pilota dell'auto che svolta) era quello di far conoscere la sua prossima azione e stimolare il pilota dell'auto che segue ad agire di conseguenza in un determinato modo (arresto, decelerazione, sorpasso), obiettivo raggiunto. Se l'auto che svoltava non aveva altre mezzi intorno l'attivazione della freccia non sarebbe servita (assenza di target).
Quindi: una comunicazione è efficace quando colpisce il target richiesto, quando lo fa in modo originale, quando il messaggio con cui colpisce è quello che si vuole far recepire. Può essere ironica, shockante, raffinata o pacchiana, non importa. Ciò che importa è che - dato un target di riferimento - la comunicazione colpisca, affascini e faccia agire (o non agire che è comunque un'azione). Il fine ultimo dell'azione poi può essere di vari tipi: far acquistare di un prodotto, modificare un'opinione, memorizzare un marchio.
Se ci pensiamo bene è una cosa che facciamo tutti i giorni pettinandoci, mettendoci un paio di jeans di un certo tipo o una t-shirt con una determinata scritta. Ci vendiamo come un prodotto, né più, né meno, comunichiamo. Se ti porti a casa la pupa o il pupo più carina/o hai comunicato bene, altrimenti ritenta, sarai più fortunato.
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DeliRai [updated]
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Scusate ma sbotto. Ma chi cazzo c'è a supervisionare tutto ciò che riguarda la grafica in Rai? Cazzo ma non si accorgono che la loro roba fa cacare? La vedranno la BBC, la CNN, Sky e pure AlJazeera (non dico FOX eh) porca miseria non si rendono conto che son rimasti a 20 anni fa? Ma dai non è possibile che la prima tv italiana, patria del design e del buon gusto abbia sigle, spot e promo ridicoli. Li facessero con iMovie farebbero più bella figura. Eppoi mi chiedo perchè la gente non è abituata alla cultura del bello. Rai, di tutto di più (un po' come una discarica insomma).

[update]: voglio salvare tra tutte le schifezze che lanciano qualche cosa che ogni tanto è molto valido, soprattutto su Rai3. Ogni tanto (incredibile ma vero) qualche sigla, qualche comunicazione di servizio sono veramente carine, poca roba però ahimé... ma è giusto che rettifichi.
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Il Burger-Pensiero
Doveroso il copiaincolla di un pensiero notevole e che abbraccio totalmente:

Quali sono le caratteristiche di un bravo designer?
Prima di ogni altra cosa, dovrebbe esserci un rispetto per la funzione pratica.
Abbiamo tutti provato contenitori che non versavano bene i liquidi, eleganti uffici in cui lavorare era però un inferno, box di testo così graficamente accattivanti ma che rendono la lettura illeggibile. Designer che producono idee favolose che non funzionano non sono bravi designer.
Sembra ovvio, ma è una cosa che viene ignorata ogni giorno. Dando un'occhiata al taglio di nuovi prodotti, o ammirando nuovi edifici troverete, con deprimente facilità, come la funzione venga messa in secondo piano e il 'design' venga purtroppo prima.
L'abilità di compiere un lavoro in maniera totalmente appropriata rende un designer un buon designer, e questo richiede un'insolita combinazione di caratteristiche apparentemente opposte. La prima è la logica, che trova i problemi e accetta le regole che devono governare la soluzione. Ma possiamo essere logici finché vogliamo, continuando a produrre un design perdente. Quello che separa un design lavoro monotono da uno brillante è la seconda caratteristica - normalmente soffocata dalle persone 'logiche' - che è l'intuizione.
L'intuizione, figlia della conoscenza, della cultura, dell'esperienza e Dio solo sa di cos'altro, è l'imprevedibile elemento umano che ci salva da un mondo progettato dai computer. L'intuizione incoraggia la mente a saltare da ciò che è scontato e 'sicuro', e aiuta a produrre idee che sono sorprendenti tanto quanto le soluzioni. E qui si potrebbe chiudere, velando il tutto con segreto professionale, però ogni volta qualcuno li porta in un angolo e sottovoce chiede ammirato: "ma come ti è venuto in mente di farlo così?"
Molto spesso non c'è una risposta precisa. Se c'è qualcosa che accomuna i bravi designer è il fatto che sono tutti equipaggiati di una spugna inconscia, capace di assorbire una vasto e variegato range di stimoli e informazioni da poter tirar fuori dal fondo della mente in un bisogno futuro. Un cantiere edile o una fabbrica possono offrire un pezzo di ispirazione e un libro sulla calligrafia islamica e una visita al Louvre l'altro. Ma come fanno questi 'pezzi' a diventare parte di una soluzione? Logica? Intuizione? Razionalizzazione laterale? Forse 'pensare saltando' è la descrizione che si avvicina di più che possiamo dare, soprattutto perché i bravi designer passano la maggior parte della loro vita professionale saltellando di qua e di là tra diversi contesti, dimensioni e periodi del tempo.

Fine.
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Un giorno qualsiasi di un grafico...
idee
Grazie a Benedetta (Biba ^_^) segnalo questa ironica e pungente pubblicazione di Marco Andrea Fichera che in modo direi tragicomico analizza le situazioni tipo che ogni graphic designer deve affrontare quotidianamente. La base di tutti questi episodi è naturalmente l'arrogante ignoranza dei committenti, ignoranza che di fatto è presente a causa della nostra categoria, in quanto, anche noi, siamo quelli de Il cliente ha sempre ragione. Cito l'introduzione, lapalissiana: " [...] esiste un fattore, anzi una costante, pronta a far naufragare anche i progetti migliori. Un inestirpabile cancro che con precisione chirurgica può traghettarvi, come moderno Caronte, dallo stato d’euforia tipico di chi ha partorito un’idea vincente alla profonda depressione di chi decide d’arraffare il compenso e fuggire. Preferendo non firmare la “propria” opera. Questa piaga della creatività ha un nome, e questo nome è: “il cliente”.[...]".
Ho stampato tutto il testo, lo leggerò ogni qualvolta ho istinti omicidi... Da leggere, prende in pieno con precisione millimetrica le situazioni tipo che ognuno di noi vive quotidianamente. Mi son fatto un po' tenerezza, guardandomi da fuori... noi, graphic designer incompresi. Vai >
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10 di Wallpaper*
wallpaper
Ha tracciato stili, ha insegnato che significa impaginare una rivista commerciale in modo inconsueto, ha dettato tendenze e raccontato l'evolversi di interior design, architettura, grafica, moda e lifestyle. Wallpaper compie 10 anni. Nel tempo è cambiata, si è piegata alle logiche di mercato perdendo quel magic touch che aveva un tempo, succede. Fortunatamente rimane una bella rivista da guardare, un magazine che insegna non solo per quello che scrive ma anche per come lo scrive. È stata la prima rivista che - quando la vidi per la prima volta - mi fece capire che c'è vita nelle edicole, ero piccolo ma capii che non esistevano solo Panorami Espressi e Daily Mirrors. Una rivelazione. Poi vennero i Flaunt, Print, Nest e via dicendo. Ma il primo amore non si scorda mai.
Per celebrare il decennale la rivista realizzerà in collaborazione con un artista delle edizioni limitate con le opere del fortunato in copertina. Maggiori info sul sito ufficiale. Vai >
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Teoria del Colore espressa (e divertente)
colorinmotion
Non sarà certo un trattato del colore o un'analisi approfondita sul valore e il peso delle cromie nella comunicazione visiva ma può dare sicuramente un'infarinatura generale a tutti coloro che vogliono capire meglio come e quando usare un colore al posto di un altro. Con animazioni divertenti e in modo molto giocoso Maria Claudia Cortes ci spiega velocemente il significato dei principali colori, quando è bene usarli e perchè. Per i neofiti della comunicazione visiva, per webdesigner molto tecnici e poco teorici, per sapere quel tanto in più utile per lavorare al meglio, un giretto lì è consigliato. Il sito è tutto in flash ed è molto piacevole, non insegna nulla di ciò che un designer già dovrebbe sapere, dovrebbe, perchè non si sa mai... no? Vai >
Grazie a Burger per la segnalazione.
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ASCII-Art per tutti
SAURASCIII
L'ASCII-art mi è sempre piaciuta, sarà perchè è stata la prima che ho conosciuto grazie alle olivetti che usavo a scuola per fare dattilografia, sarà perchè la trovo molto vicina al mio modo di usare font e lettering, sarà perchè mi piace e basta. Comunque: ho trovato due servizi online che - sebbene in modo semplice e spartano - generano immagini ASCII da foto che si possono caricare o da link su web. Il primo, Textorize, scarica sul proprio computer un file svg (da rinominare con questa estensione) editabile a piacimento e usa parole di nostro gradimento per comporre la figura; non è proprio ASCII-art, la definirei più wordart ma una volta capiti i settaggi può generare immagini molto carine. Il secondo, TextImage, è molto più normale, più ASCII permette un sacco di personalizzazioni e genera addirittura un file html che si può copiare e incollare dove vi pare. Da provare anche l'effetto matrix... Non vedo l'ora di usare una di queste tecniche per qualche lavoro, poca fatica massima resa.
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Affissioni? Obsolete... (parte seconda)
piscia
Continuando l'analisi e la dimostrazione che oramai nemmeno il manifesto più shockante e creativo non serve più in quanto il pubblico è assuefatto ecco un altro esempio di come a NYC un sedicente comitato promuova la richiesta di avere più toilette pubbliche in città. Sagoma in scala 1:1 di un tipico "camionista" con bisogno fisiologico impellente che noncurante di dove si trova abbassa la zip e psssssssst. Il messaggio stampato sulla t-shirt è molto semplice: more-public-toilets-ny.org... vincente
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Su Rocco e le Patatine
rocco
Ha destato molto scalpore, chi la critica, chi grida allo scandalo, chi esulta per la geniale trovata... non sto qui a criticare la scelta del testimonial, personalmente trovo l'idea molto carina e simpatica. Quello però che mi preme far notare è la decisione di riposizionare il prodotto verso un target differente: le patatine fino a qualche anno fa le mangiavano i bimbi, era roba da merenda durante l'intervallo a scuola. Poi venne l'happy hour e tutto cambiò. Patatine, cicchetti, buffet sempre più ricchi per brindare la fine della giornata lavorativa. Prima SanCarlo rivede tutto il packaging in maniera innovativa e destabilizzante: basta colori coriandoli e sorpresine, via di grafica minimal-chic quasi a far diventar la patatina una roba paragonabile al caviale. La strada percorsa da Amica-Chips è differente ma il traguardo al quale giungere è il medesimo: vendere la patatina agli adulti, farla diventare alimento quotidiano. E su chi puntare? Su colui che tutti conoscono, colui che non ha distinzioni in merito a reddito, classe sociale, professione, colui che tutti vorrebbero essere (parlando di uomini s'intende): Rocco. Bravi, ottima scelta. Spot integrale >
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Affissioni? Obsolete...
BtL
Lo dicevo no? Oramai siamo talmente bersagliati da campagne di marketing e messaggi pubblicitari che non li badiamo più, siamo assuefatti. Ecco quindi che i creativi si ingegnano per catturare l'attenzione nostra o di chi è al nostro fianco. Un cane per esempio, che viene attratto dal manifesto che profuma del suo cibo preferito e non si muove da lì, fermo duro, con la bava alla bocca. Un'alternativa è quella di marchiare i comuni prodotti naturali che si usano (mangiano) ogni giorno, è vero, banane e mele hanno i loro begli adesivi ma vuoi mettere un'incisione a laser sul guscio delle uova? Perché invece non contribuire a dare più ordine visivo ai marciapiedi delle metropoli evidenziando di giallo il ciglio? Idee interessanti, necessarie per aumentare la penetrazione, oggigiorno. Il più divertente ed interattivo nonché genuinamente geniale è quello di Nike però: pigli i cestini del paese e gli metti dietro un bel tabellone da Basket con logo in bell'evidenza, vedi, basta poco per colpire: chi non ha mai provato a far canestro in un qualsiasi cestino. Come sempre, se sono al primo posto delle vendite questi calzolai sapranno vendersi no?
nikeouthoop
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Arriva Findus... CVD
Findus
L'avevo detto in un post di gennaio: a breve vedremo corporation e grandi aziende cambiare logo. Da qualche settimana è on air uno spot istituzionale Findus che rassicura e tranquillizza tutti i consumatori sulla qualità e genuinità dei propri prodotti. Ma proprio ora abbiamo bisogno di essere tranquillizzati? Che sia per l'inchiostro del Tetrapack finito nel latte? O per i polli? O di nuovo per la mucca pazza? Niente di tutto questo: lo fa perchè mamma Lever (holding alla quale fa capo la Findus) ha deciso di ristilizzare il logo portandolo al passo coi tempi. Questa volta a mio avviso il lavoro è molto buono. Molto più dinamico e accogliente il nuovo logo trasmette ancor di più quella naturalezza e garanzia che dovrebbe, l'eliminazione del gambo è scelta azzeccata, era pressochè inutile, ottima anche l'accentuazione della silhouette a foglia per avvicinare al naturale la comunicazione inconscia; il gradiente radiale applicato al riempimento è palesemente un sole che irradia la scritta, quindi l'aggiunta di un colore - il giallo - rafforza ancora di più l'identità del marchio. Migliore anche la leggibilità del logotipo grazie all'aggiunta di un'ombra che spinge in fuori la scritta. Bel lavoro ma non è che l'abbiano reso più naturale perché i prodotti odierni sono più industriale di una volta (cattiveria...)?
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Casa mia!!!
loftcube
E ci voleva tanto? 45 metriquadri, 3,5m di altezza, 1,2m staccata da terra e personalizzazione a gogo. Di cosa sto parlando? Di quella che potrebbe divenire la mia casa ideale: LoftCube. L'idea nasce da Werner Aisslinger che resosi conto della mobilità continua che i giovani single vogliono e cercano ha realizzato questo affare geniale: una casa che si monta in 2-3 giorni, con l'aiuto di 2 amici 2, totalmente trasportabile e - udite udite - già disponibile. Lo studio nasce per "appoggiare" l'abitazione in cima ai palazzi delle grandi città, luoghi ideali per panorami mozzafiato e privacy totale, luoghi fino ad oggi poco considerati e ubicazione ottimale se applicata sopra il palazzo dove si lavora. Ma perchè non metterla in spiaggia? o dove caspita ci pare? Sono realmente tentato, il design è decisamente di buon gusto, tutto è ottimizzato e la possibiltà di scegliere materiali & co è molto varia. Perché poi averlo solo come casa e non come ufficio? Chissà se hanno previsto che queste "canadesi del terzo millennio" possano agganciarsi tra loro.
Beh, okay, ci sono anche le magagne: nel prezzo non sono inclusi cucina, sanitari e pareti divisorie; in compenso però pavimentazione, allacciamento a rete elettrica e idrica, riscaldamento e condizionamento fanno parte del pacchetto base. Che faccio mi trasferisco? E dove? Tanto non è che ora stia in un posto più grande o migliore, tutt'altro... oh, io li contatto.
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L'oggetto più British? Vota!
kios
La BBC insieme al British Museum sta realizzando un sondaggio per scoprire quale sia secondo gli internauti l'oggetto di design che più rappresenti la cultura britannica. Curioso scoprire alcuni oggetti nella lista come Tomb Raider per esempio oppure gli occhi di gatto (i catarifrangenti che si appiccicano sull'asfalto delle strade); difficile anche votare: c'è il classico bus a due piani, la phone booth oramai dimenticata anche in UK, la MIni e la mappa della metropolitana, adottata poi da tutto il mondo (sapevate che l'idea venne ad un idraulico che notò una somiglianza tra le tubature e la Tube?). C'è poi il Verdana Font che di popolarità ne ha molta. Beh, sarà per il mio amico Burger che mi ha fatto una testa così, sarà perchè era una delle mie potenziali auto che volevo acquistare, sarà perchè mi son fatto infinocchiare dal marketing BMW ma non sono riuscito a non votare la Mini (quella vera però). Certo, il bus, la cabina del telefono, i Dr. Marten's spingevano nella mia testa ma tant'è...
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Quando valgono le idee...
sonyps2
Oramai siamo abituati a campagne sempre più trasgressive, dirompenti e sopra le righe. Si cerca di catalizzare l'attenzione con ogni tipo di shock, doppiosenso, messaggio che fa arrossire la volgarità. Toscani docet. Tra un po' vedremo un'Adriana vendere pure i pannolini... Ora, non è che sia l'unica strada percorribile questa, basterebbe ragionare a mente libera, basterebbe fare un passo indietro e tornare un po' bambini, basterebbe avere il coraggio di pensare e guardarci attorno e perchè no anche un po' indietro, ricordando ciò che c'è già stato... PS2, la Playstation sì, quell'aggeggio ipertecnologico che ha flippato la testa di milioni di gamers, bambini e vecchietti, maschietti e femminucce... che fa la PS2 se deve fare una pagina pubblicitaria? Piglia il suo logo e ci gioca semplicemente così, comunicando nello stesso tempo tutto quello che vuole comunicare: gioco, passatempo per tutti, eccetera eccetera eccetera... senza nemmeno una tetta in bella vista ma usando semplicemente il suo marchio che diventa labirinto... 10+
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Design-Pendrive
Hardwood USB in I-BookUSB memory sticks
Ho sempre ritenuto che in un mercato saturo come l' odierno il valore aggiunto in un prodotto può arrivare da due sole cose: la bellezza e il prezzo. Sempre più infatti si è disposti a pagare molto per avere qualcosa di bello (o percepito come tale) o semplicemente pagare molto poco per avere qualcosa di scadente (se lo si vuole avere ci può stare). Per design non intendo naturalmente solo estetica, ma finiture, utilizzo di materiali, comunicazione, quantità prodotte. Anche il mercato delle pendrive è oramai saturo, ce ne sono di ogni genere, taglio, dimensione. Ecco quindi che per avere vantaggio competitivo sui concorrenti si cominciano a trovare soluzioni che considerano aspetti apparentemente marginali come il design appunto. Segnalo quindi un modello in legno con laccetto da collo (già in vendita) ed un prototipo in alluminio con righello, dove il righello oltre ad assolvere al suo normale compito indica anche la capacità della memoria. Da tener conto che il cappuccio si fissa al corpo della drivepen tramite un magnete (queste sono quelle cose che spostano le decisioni di acquisto, bravo!). Il designer è Michael Leung.
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È nata: Nike AirMax 360
nike air 360
I cultori l'aspettavano da tempo, è arrivata non certo in sordina. I siti web specializzati sono nel delirio più totale: bella, brutta, meglio la prima, meglio la '97. Personalmente la mia scelta l'ho fatta qualche tempo fa: ho deciso che per i prossimi anni la mia sneaker definitiva è la AirMax '97 (foto piccola), ne ho 8 paia (4 le uso, 4 le tengo in scatola per il futuro), bianche o grigie, nessun altro colore. Trovo siano comode, relativamente sobrie e con una calzata magnifica. Quando vesto elegante danno quel tocco di sovversività informale che voglio comunicare ai miei interlocutori, quando sono casual vivono ai miei piedi alla perfezione. Ho sempre la speranza che il nuovo modello di AirMax superi la magnificenza delle 97, speranza anche stavolta delusa.
nike air 97
Bella scarpa, nulla da dire, ma non ci siamo. La 97 era design ed estetica puri applicati ad una calzatura, poesia. Certo, stiam parlando di Nike, quella dei bambini in Bangladesh, quella dei salari ridicoli. Ad ognuno il proprio giudizio, personalmente se una cosa è bella lo dico, pure se l'ha fatta Nike, poi sta a noi acquistare o meno no? Magari per compensare una donazione all'Unicef porta le cose in pari. Per una visione completa e un'infarinatura sulla storia di AirMax: il sito ufficiale
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WWF: predica bene, razzola male.
WWF_Peugeot
Veramente bella la campagna mondiale di WWF: pigliano dei marchi famosi come Peugeot, Lowenbrau, MGM, gli tolgono il simbolo (che è un animale) e ci scrivono sopra Wildlife is disappearing. Bell'idea veramente. Intanto i 3 succitati marchi si beccano un po' di pubblicità gratuita, nemmeno troppo negativa, il WWF si abbassa a parlare con il linguaggio "da corporation" e come sempre finge di interessarsi ai problemi del pianeta. Io sono stato un insider del WWF, a livello locale e nazionale... in politica sono più onesti. Ma come sempre: non importa ciò che fai e come lo fai, l'importante è la percezione che dai. Se qualità, etica, fine da raggiungere sono discutibili non ha valore; basta comunicare che ti sforzi per migliorare, che i bambini non vengono sfruttati, che gli animali prima di essere ammazzati vengono trattati in modo decoroso e tutto passa. via Adv/Design Godness
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Manga-Jappo-Design-Mania
JobsT-shirt
Ciclicamente le mode ritornano, accade nell'abbigliamento, nell'architettura, nell'arredamento e anche nel graphic-design. Negli ultimi tempi si fa risentire a gran voce la manga-mania-deisgn. HelloKitty si sa è regina incontrastata, TokiDoki è la reinterpretazione italiana che sta sfondando in ogni direzione nel mondo. Personalmente questo modo fuffoso di disegnare lo trovo un po' stantìo e mielosamente lesso, ma la moda è moda ed un graphic-designer che si rispetti deve saperla seguire, non siamo artisti, siamo scienziati ce costruttori di palazzi che devono avere porte e finestre, scale e tetti, ma soprattutto devono reggersi in piedi e durare nel tempo. Il fatto che poi questi palazzi siano identificabili come realizzati in un certo periodo a mio modo di vedere è piacevole e corretto.
Beh, tornando al manga-jappo vorrei segnalare queste t-shirts di Skwat che, perfettamente al passo con i tempi, rendono omaggio ad Apple e ad alcuni loro prodotti. Da vedere e comprare, se al contrario di me portate roba colorata e/o con scritte/stampe.
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Nuovo trend: rifatti il Logo, l'han fatto tutti!!!
NewLogo
È incredibile come certe azioni singole e valutate in modo approfondito nel tempo generino reazioni a cascata inattese. Un domino.
Si dice che 3 indizi facciano una prova: Quark, Intel, Kodak, Ricoh... potrei andare avanti. Cos'hanno in comune queste multinazionali? Nell'ultimo anno hanno tutte commissionato milionari progetti a milionarie agenzie di comunicazione il restyling del proprio marchio. Tutte insieme, tutte nell'ultimo anno. E quasi tutte in malomodo come avrò modo di dimostrare nei miei successivi interventi. Ma che sta succedendo? È molto semplice: marketing. Mi spiego meglio.
Mesi orsono un grande art director statunitense dichiarava tutta la sua preoccupazione riguardo l'assuefazione ai messaggi pubblicitari above the line, il consumatore medio - si è stimato - riceve quotidianamente 300.000 messaggi pubblicitari (affissioni, spot, insegne, abbigliamento, gadget, ecc...), non ci fa più caso, c'è un sovraffollamento, l'ignaro passeggiatore guarda i messaggi ma non li ricorda, o li ricorda in malomodo, non li nota, non ci crede, ha bisogno di avere più argomentazioni. Ovviamente le corporation non sono rimaste alla finestra e si sono prodigate in tutti i campi per tenere alta la penetrazione, da qualche anno a questa parte infatti, sempre più realtà industriali si muovono in modo sempre meno tradizionale per promuoversi, farsi largo nel mercato, vendere. Concerti (credete che Heineken organizzi il Jammin' Festival perchè le piace la musica?), fondazioni artistiche, sport, linee di merchandising che fan concorrenza alle blasonate griffes, party, e via dicendo. La semplice pagina pubblicitaria, il semplice spot, la semplice affissione non bastano più. Cominciano a non bastare nemmeno i mezzi non convenzionali. Che fare quindi? Il restyling del logo, che, nella cultura occidentale identifica il valore più elevato del liberismo economico. E lo è anche nella comunicazione.

Perché? Per far parlare di sè, per aumentare la penetrazione, per essere in prima pagina. Tecnicamente non dovrebbe essere così: un logo deve resistere nel tempo, essere sempre attuale e comunicare in modo semplice, veloce ed immediato. Deve durare. Nel tempo (lungo termine) è giusto che venga ammodernato e rivisto in chiave più attuale ma ciò che sta accadendo - visti i risultati poi - non è certo un'azione ponderata. Psicosi collettiva da restyling direi. Già perché il ragionamento è questo: Quark si guadagna le prime pagine dei giornali, i servizi di apertura delle trasmissioni di settore per la decisione di rifarsi il look, guadagna visibilità a discapito di altre aziende concorrenti o no. Che fa allora la Kodak? Rifà il logo. In questo modo potrà recuperar terreno in termini di visibilità. E Intel? Idem. Parte la reazione a catena. Me li vedo i CEO delle multinazionali che gridano nei consigli di amministrazione: " Visto la Ricoh? Perchè tutti parlano del restyling del loro logo? E noi? CHIAMA LA OGILVY E DI' LORO DI METTERSI AL LAVORO!!!". Così cade anche l'ultimo tabù, quello della brand-identity, il caposaldo della comunicazione visiva. Prevedo da qui a i prossimi mesi restyling dei marchi su tutti i campi. Chissà che questo non serva a mettere in luce qualche talentuoso professionista al posto dei soliti lenti, anacronistici, bacchettoni soliti noti. Marketing, ultima frontiera... per oggi.
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Quando è di moda è di moda...
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Tramite il forum di Macity scopro che iPod oramai si trova anche nei fustini del Dixan. Oggi tocca a Trenitalia che, nel suo store luccicoso accalappia sprovveduti potenziali acquirenti con l'oggetto del desiderio di mezzo mondo. Ovviamente il nano non è uno a caso, è un EDIZIONE LIMITATA! (uau). Roba per pochi, roba per vipsss che potranno sfoggiare il loro raro e numerato gingillo lungo i tragitti ETERNI da Roma a Napoli sulla nuova linea dell'alta velocità. Naturalmente in basso, ben evidente la scritta Limited Edition da far vedere con la solita boria di noi italianotti bigotti a tutti gli amici che hanno un iPod normale. Da notare che Apple mette a disposizione delle aziende la personalizzaione a laser sulla parte posteriore del player, ovviamente, da bravi caproni, quelli di Trenitalia han fatto serigrafare il tutto davanti, altrimenti che gusto c'è se non si vede? Bell'Italia! Per la cronaca: pare che la nuova linea faccia risparmiare la bellezza di 15 MINUTI rispetto a prima, uno spettacolo!!! Comunque, approfondendo il discorso facciamo un analisi del nuovo simbolo scelto per identificare "l'alta velocità". La scelta mi pare un po' frettolosa e poco ragionata, sicuramente la silhouette comunica rapidità, velocità e dinamismo. Ho forti perplessità sulla scelta del segno gestuale, troppo incerto per dare testimonianza di affidabilità e competenza (a dire il vero sarebbe anche giusto LOL), non l'ho visto ingrandito a sufficienza ma mi pare che penda un pochino verso destra, verso il basso insomma, cosa decisamente negativa e decadente. Quella barra orizzontale che taglia il segno poi sembra più una riga che cancella il simbolo che qualcos'altro (un orizzonte? un treno? un binario?), ancora messaggio sbagliato quindi. Infine il logotipo Eurostar pare buttato lì a casaccio, non c'è armonia, non c'è bilanciamento...
L'ho smontato abbastanza? Costo dello studio per la sua progettazione? Non oso nemmeno immaginare...
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